Perché già due fighter hanno evitato Marvin Vettori?

Poco meno di un mese fa Marvin Vettori ha annunciato, con una foto sui suoi social, di aver firmato con un nuovo management.

Si tratta del prestigioso Dominance MMA, che gestisce gli interessi, tra gli altri, di atleti del calibro di Frankie Edgar, Khabib Nurmagomedov, Cody Garbrandt, Fabricio Werdum e Kevin Gastelum.

Da quel momento è iniziata la ricerca di un nuovo avversario per Marvin, ma ci sono stati alcuni incidenti di percorso resi pubblici dal nostro connazionale. O meglio, due fighter, al momento della firma, hanno rifiutato di affrontare Vettori, facendo saltare il match.

Il primo è stato Andrew Sanchez (9-4), 30 anni, reduce da due sconfitte consecutive. Tra una settimana affronterà Markus Perez a UFC Fight Night 135. Vettori lo ha chiamato in causa con un post su Facebook:

La questione si è ripetuta appena 10 ore fa. Questa volta a tirarsi indietro è Tim Boetsch (21-12), 37 anni, due sconfitte negli ultimi tre incontri. Marvin non risparmia neppure lui, alzando i toni con un altro post sulla sua pagina:

Perché Vettori è diventato un avversario così scomodo, tanto da essere evitato da diversi atleti nel roster più talentuoso al mondo?

I motivi sono diversi: Marvin è un fighter pericoloso da affrontare per le sue caratteristiche. Ricordiamo che in UFC ha perso solo contro Antonio Carlos Jr e Israel Adesanya, che attualmente occupano la posizione numero 11 e 9 dei ranking della promotion, e in modo tutt’altro che netto, ma anzi tenendo testa ai suoi avversari.

Citando ancora i ranking, Vettori non è posizionato particolarmente bene, perciò diventa un fighter temibile in gabbia e per di più non conveniente da sfidare per scalare posizioni nella classifica dei migliori pesi medi del roster.

Aggiungiamo anche il fatto che Sanchez, dopo due sconfitte, ha un notevole bisogno di vincere, perciò non ha nessun interesse ad accettare un avversario così scomodo come il nostro connazionale. Anche Boetsch è in un periodo negativo, oltre al fatto che i suoi 37 anni suggeriscono un fighter che non ha più ambizioni di carriera, perciò poco interessato a confrontarsi con atleti giovani e molto competitivi (anche perché il suo ultimo, difficile avversario è stato proprio Carlos Jr).

Infine, bisogna considerare anche alcuni imprevisti, scelte personali o intoppi nelle trattative che resteranno nei “dietro le quinte”.

Mentre aspettiamo il ritorno in azione di Marvin, abbiamo analizzato la sua forza mentale in continua evoluzione che gli ha permesso di arrivare a competere a livelli altissimi. 

Max Baggio: “Alle Mma in Italia mancano personaggi che attirino i media”

Ciao Max, benvenuto su Spirito guerriero. Quando e come inizia la tua attività nel mondo dei combat sports?

Ho iniziato con le arti marziali nel 1984, e a fine anni ’80 mi sono avvicinato alla boxe e agli sport da combattimento.
Ho fatto una ventina di match di pugilato e una trentina di Full Contact e Kickboxing.
Nel frattempo organizzavo varie attività, che all’inizio erano stage, poi sono passato ai galà. Nel 1999 ho organizzato il mio primo evento di spessore: il titolo mondiale ISKA di Kickboxing, Mark Russell (inglese, combatteva nel K1 in Giappone) vs. Franz Haller, e il titolo Europeo di Muay Thai ISKA, Alexey Ignashov vs Mario Montrasio.
Da lí in poi, direi che ci ho dato parecchio dentro con gli eventi!

Dalla tua grande esperienza in questo ambito cosa hai imparato principalmente?

Ho imparato quando sia difficile organizzare, e anche quanto sia costoso.
Penso di avere organizzato qualche centinaio di eventi in quasi vent’anni, a volte anche più di una quindicina l’anno, dai più piccoli ad eventi internazionali…. E credimi che non so dove trovo ancora la voglia di continuare.
Penso che sia una sfida che si rinnova. È come quando combatti, dopo i match a volte vorresti lasciare, ma poi passa qualche settimana e sei di nuovo lì che ti alleni più di prima.
Io sono sempre stato operativo: allo stesso modo in cui prima non riuscivo solo ad allenare, ma dovevo anche combattere, adesso non riesco a fare solo il dirigente, ma devo anche organizzare.
La dinamica è sempre la stessa.

Come spiegheresti che cos’è la Kombat League a chi non dovesse conoscerla?

La KL è nata dalla mia ribellione al sistema che c’era in Italia. Quando sono partito si è attivato un notevole cambiamento, molti atleti che avevano “zero” spazio hanno iniziato ad andare a combattere in prestigiosi eventi internazionali.
Dai soliti noti che erano gli unici ad avere possibilità, molti altri hanno iniziato a mettersi in mostra.
Siamo presenti quasi in tutta Italia, e lo siamo da 14 anni, con un’attività continua e di ottima qualità.
Per il resto, direi che la KL è abbastanza introversa, come il mio carattere.

Il quinto appuntamento targato Magnum FC andrà in scena a Dubai: come mai questa scelta “esotica”? Che evento si prospetta?

Preferisco non rispondere perché non sappiamo ancora nulla di concreto!

Quanto pensi che sia stato importante Magnum FC nell’arrivo di Carlo Pedersoli Jr in Ufc?

Più che importante, direi utile. Un evento come Magnum Fc ha degli standard internazionali che ti permettono di mostrarti in un certo modo.
Il prestigio conta sempre, ed aumenta il tuo valore.
Ad esempio, Magnum FC 4 aveva tutti i canoni importanti per essere definito un grande evento: 7 led screen, una scenografia che si vede solo nei grandi eventi internazionali, una gabbia da 28ft che nessuna promotion italiana ha mai avuto, un presentatore eccezionale, una produzione TV di buon livello, oltre a tutti gli altri dettagli importanti.
Tolto l’antidoping (che non vedo praticamente fare più dalle maggiori promotion italiane…), non mancava nulla.

Gianni Melillo difenderà la cintura?

Mi auguro di vedergli conquistare un’altra cintura molto presto.

Secondo te, siamo davvero all’inizio di una Golden Age delle Mma in Italia? Giudichi positivamente il proliferare di eventi di arti marziali miste a cui abbiamo assistito quest’anno?

La Golden Age ci sarà solo se i soldi arriveranno anche in questa disciplina, e la vedo dura…..
Gli introiti economici arrivano perchè i media si interessano ad un determinato sport, e di solito questo avviene perchè si creano dei personaggi (vedi quanto la UFC sia interessata a far combattere McGregor). Ma i personaggi difficilmente li crei, puoi aiutarli nella carriera, ma per interessare i media ci vuole di più, devono attirare l’opinione pubblica.
Troppo spesso si pensa solo agli allenamenti ed ai match, dimenticando che quelli li vedono solo gli amanti della MMA, una nicchia troppo piccola per attirare i media nazionali.
Ed un organizzatore non può pagare più di quello che incasserà, altrimenti dopo 2/3 eventi andati male, il promoter che ha gestito l’evento sarà un promoter perso.
In molti paesi si organizzano grandi appuntamenti, ma molti di questi hanno iniziato facendo combattere atleti che portavano risorse, come un nutrito seguito di pubblico, oppure sponsor.
Ciò accade anche oggi in sport prestigiosi come ad esempio la Formula Uno, dove molti piloti vengono ingaggiati non perchè sono i migliori, ma perchè portano sponsor.
La dinamica è sempre la stessa, se si vorranno vedere promotion italiane che spendono ceninaia di migliaia di euro per ogni evento, il sistema deve crescere.
Come sai bene, certi eventi conosciuti fanno 300 spettatori al botteghino, e magari i paganti sono poco più della metà…. questo vuol dire che nemmeno i compagni di allenamento vanno a vedere combattere i fighter…. C’è da riflettere su questo fatto.

Quali sono i progetti futuri in merito alla Kombat League?

Qui si apre un capitolo interessante. La KL da un anno collabora con una società thailandese che opera nel settore degli sport da combattimento, e si sta valutando un importante investimento per la nascita di una Promotion internazionale. Questa promotion avrebbe base in Thailandia e successivamente in Italia, in modo da creare un ponte con il mercato asiatico, senza dimenticare la casa madre, che sono gli Stati Uniti, i quali hanno stretti contatti sia con la Thailandia che con alcuni nostri collaboratori.
Stiamo analizzando anche la fattibilità di aprire a Bangkok una struttura dedicata agli allenamenti, in modo da favorire le esperienze internazionali dei nostri atleti, oltre che per le MMA, anche per la Muay Thai e il K1.
In Thailandia c’è interesse per investire nelle MMA, e noi ci siamo.
Ma tornando a casa nostra, stiamo lavorando per un progetto/investimento sui nostri organizzatori. Vorremmo fare una ventina di eventi di buon livello per la nuova stagione, diciamo un circuito che supporti e ricerchi atleti per la nuova promotion.
Chiunque sia interessato ci può contattare da ogni parte d’Italia.

Come pensi che un’organizzazione di Mma possa differenziarsi con successo dai competitors?

Intanto è importante che la qualità della promotion sia di un certo livello, e mi riferisco come minimo a Magnum FC 4 (organizzato dal mio “socio” Alfio Forante). Poi, una buona fight card (e qui facciamo lavorare Luca Bartoletti), e un ottimo ufficio PR.
E….. Molti eventi in programma, alcuni di grosso spessore ed altri più piccoli come i Road To, che servono a sviluppare il brad e ad avvicinare le persone al nostro lavoro. Uno di questi sarà dedicato alla Muay Thai in Sardegna, Hearts on Fire il prossimo novembre, e sarà una serata di altissimo livello.
Senza contare che una promotion che organizza 20 eventi l’anno permette di creare una notevole continuità, e di sviluppare attività ai propri atleti.
La maggior parte di questi eventi saranno disputati con la gabbia, e qui aspettatevi una sorpresa, stiamo preparando una grossa novità.
In Italia abbiamo un progetto per una ventina di eventi tra Road To ed eventi internazionali, in Thailandia 12 eventi, coprodotti con una televisione nazionale thailandese.
Questo doventa un programma interessante.

Per concludere, parliamo di ACB. La promotion russa ha annullato alcune date e sembra in serie difficoltà economiche. Vorrei un tuo parere su questa vicenda, dato che ci hai collaborato per l’evento che hanno organizzato recentemente a Rimini. Secondo te, cosa non ha funzionato nel loro modello di business? Come ti eri trovato a lavorare con loro?

ACB è una grande promotion, producono moltissimi eventi, e spesso non riescono a seguirli come vorrebbero. Noi ci abbiamo lavorato per la tappa italiana, per la quale abbiamo gestito la location, l’accoglienza e tutte le varie necessità burocratiche per conto loro. Un grazie va ad Antonio Napoletano e a Luca Bartoletti, che si sono dati da fare a mille per questo evento.
Ho chiesto ad ACB più volte di spostare la data, ma purtroppo erano vincolati con il giorno di messa in onda, e in 15 giorni è già stato un miracolo quello che abbiamo fatto.
Non erano interessati a fare nessun tipo di pubblicità, e nemmeno ad inserire atleti italiani (che in tempi così brevi era pure difficile trovare), tranne Gianni Melillo.
Comunque è stato fatto, e questo era quello che volevano. Devo dirti che siamo trovati benissimo con loro, sono dei “very easy guys”.
Li ho sentiti riguardo quello che sta accadendo, ma non posso dire più se non augurarmi che tornino più forti di prima.

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Insegnare con la sconfitta

Chapeu,
Chapeu DJ, un po’ per tutto sia chiaro, ma principalmente per come hai reagito alla sconfitta.
Più passano i giorni, più vedo quelle immagini e più mi stupisco di come quest’uomo abbia reagito ad una sconfitta tutt’altro che netta.
E mi stupisco perché, guardando dentro di me, mi chiedo come avrei reagito ad una disfatta così, e probabilmente mi sarei comportato diversamente da DJ, forse tutti lo avremmo fatto…
Ma non lui, che ha ringraziato e si è congratulato con l’avversario, come se avesse vinto, come se il record sfumato non contasse nulla, come se il titolo perso non fosse poi così importante.

Ma non è così, lo sappiamo noi e lo sa lui, che però ha avuto la straordinaria capacità di assorbire la sconfitta e farla sua senza troppi drammi, senza sceneggiate.
Si dice sempre che nella vita vinci o impari, ed é vero, ma c’è qualcuno che, oltre a imparare, insegna anche…

Bellator vs. BAMMA? Vincono “Scat” e Conti

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’approdo in Bellator di due fighter italiani: Daniele Scatizzi e Claudio Conti.

I nostri connazionali, però, non sono stati gli unici a firmare con la promotion statunitense: il loro ingaggio è arrivato nell’ambito di un’operazione che ha portato in Bellator 24 atleti nati nel Regno Unito e in Irlanda, oppure stranieri, ma che si allenano o provengono da team made in UK o irlandesi (infatti Scatizzi e Conti sono atleti della SBG).

L’obiettivo dichiarato è quello di mettere in scena sei eventi in dodici mesi, a partire da ottobre/novembre 2018, nell’area di provenienza dei 24 fighter messi sotto contratto. Scott Coker, presidente di Bellator, ha infatti dichiarato che la sua promotion intende consolidare la propria posizione strategica nel Regno Unito e nell’Europa occidentale.

Fino a questo momento, Bellator si era appoggiato a BAMMA, organizzazione di arti marziali miste inglese, per gli appuntamenti nell’area geografica in questione.

Tra le due sigle era nata una partnership, in cui BAMMA operava “sul campo”, fornendo atleti locali per arricchire le card e attirare pubblico. Evidentemente, qualcosa tra i due partner si è rotto, e il colosso americano ha reagito accogliendo nel roster non solo gli atleti di casa, ma anche fighter che erano sotto contratto proprio con BAMMA: è il caso di Terry Brazier, campione di due categorie di peso della promotion inglese.

E’ anche in questo contesto che è arrivata la chiamata per gli alfieri italiani. Mai come adesso si può dire che tra i due litiganti, il terzo gode!

 

Pater-sì. La notte che avvicina Stefano alla Ufc

Ogni volta che l’asticella si alza, che il livello sale, Stefano Paternò risponde presente.

E’ successo al primo test importante contro un atleta ex Ufc, Cody McKenzie, battuto per TKO in meno di cinque minuti.

Si è ripetuto, quella stessa sera, con l’indimenticabile battaglia che lo ha visto opposto a Giorgio Pietrini: un pareggio che, per la prestazione offerta, è valso quanto una vittoria. Anche perché, da quel momento, molti hanno avuto ben chiaro quale fosse il valore di Paternò.

A questo punto, Stefano è sparito per sei mesi. I fan e gli addetti ai lavori si chiedevano il motivo di questa pausa: alcuni parlavano di un infortunio, altri addirittura hanno ipotizzato il ritiro. Finalmente, Italian Fighting Championship annuncia il main event della sua terza card: Paternò vs. Maguire per il titolo dei pesi welter.

John Maguire è un fighter solido che ha militato in Ufc tra il 2011 e il 2012. In Italia, quattro mesi prima di Ifc 3, aveva già sconfitto Leonardo Damiani. Una prova decisiva per Stefano Paternò: in diversi auspicavano che, in caso di un successo convincente, potesse arrivare la chiamata di Dana White.

La sera dell’evento, il talento della MMA Atletica Boxe archivia la pratica in 2 minuti e 48 secondi per KO, e si aggiudica la cintura. Impossibile fare meglio di così. Ma nonostante i tentativi del management dell’atleta milanese, non sono arrivate notizie dalla sponda Ufc.

A giugno viene annunciata una nuova, fondamentale sfida per Paternò, a Londra, per il titolo dei pesi welter Cage Warriors, contro il forte iraniano Mehrdad Janzemini. Un’ altra prova da superare, forse l’ultimo test per dimostrare, in una cornice di rilievo come quella del CW, che anche fuori casa Stefano è un vincente.

Janzemini ha la sua stessa età e determinazione. E’ un grappler pluri medagliato ma ha anche mani molto pesanti, ed è dato leggermente favorito dai bookmakers. Anche lui è a un crocevia della carriera: vincere l’incontro vuol dire legittimare i propri sogni.

Londra, 21 luglio, ieri sera. Inizia il match, e Stefano porta subito un high kick che non impensierisce Janzemini. L’iraniano cerca di chiudere la distanza ma viene portato a terra con un takedown; successivamente, resiste alle cariche dell’avversario che cerca di montargli sopra e colpirlo, e si apre la strada per un attacco alle gambe, che l’italiano riesce a disinnescare.

L’azione prosegue con Paternò che torna al suolo, posizionandosi sulla guardia di Janzemini, per poi passare alla mezza guardia e infine alla monta. L’iraniano prova a resistere e a divincolarsi, ma l’avversario lo tempesta di colpi: l’arbitro ferma l’incontro. Sono passati 3 minuti e 43 secondi dall’inizio: Stefano Paternò, a 22 anni, è il nuovo campione dei pesi welter Cage Warriors.

Una performance straordinaria del fighter milanese, che affronta Janzemini in quello che è sempre stato il suo campo, la lotta a terra, surclassandolo. Inoltre, l’allievo di Garcia Amadori si dimostra da subito sicuro e deciso in gabbia, si difende alla perfezione, vince al primo round contro un atleta davvero ostico, aggiudicandosi il titolo.

Quella di Londra è stata decisamente una serata Pater-sì. Adesso non resta che aspettare e vedere quali scenari si prospetteranno per il nostro connazionale. Qualunque essi siano, si può essere sicuri che Stefano risponderà presente. Più si alza l’asticella, più questo giovane campione cresce e ci rende orgogliosi.

UMC GLOBAL, di globale solamente il caos

Molti di voi ricorderanno l’evento di MMA svoltosi a Monza presso la Candy Arena lo scorso 2 Giugno. Era il battesimo del fuoco della neonata Promotion russa UMC Global, che prometteva mirabilie e di rivoluzionare gli eventi di arti marziali miste in Italia. In effetti le mirabilie ci sono state, eccome se ci sono state.

Ci eravamo già occupati del caso in questione e di come fin dalla sera dell’evento parecchie persone avessero accusato da subito gli organizzatori di non aver rispettato gli impegni presi, in primis quelli economici e, duole dirlo, eravamo anche stati bersagliati da critiche ed attacchi solo per aver riportato, come sempre, notizie reali e documentate.

Ricordiamo che già nella serata dell’evento, alla fine dello stesso, ci venne recapitato un video che mostrava gli organizzatori, chiusi nella loro auto dopo aver cercato di svignarsela, circondati da atleti e addetti della sicurezza che chiedevano i compensi pattuiti.

Come spesso è avvenuto (e siamo certi avverrà nuovamente) si levarono varie voci , ma stranamente nessuna apparteneva agli organizzatori, che invece dissentivano su quanto da noi riportato accusandoci anche di essere poco informati. Raccontammo dell’inusuale pagamento verso gli arbitri, saldati (unici fra tutti) con i bossolotti delle monete destinate ai resti per gli eventuali biglietti venduti, con il vicepresidente della Figmma costretto ad aiutare gli ufficiali di gara a “contare i nichelini”.

Ebbene, siamo stati contattati da vari atleti, dalla presentatrice della serata e addetti ai lavori i quali, nonostante le mille assicurazioni degli organizzatori e le assolute certezze anche dei patrocinanti che tutto si sarebbe risolto entro massimo 15 giorni, ad oggi invece abbiamo il seguente scenario: atleti e presentatrici non pagati, strutture non saldate, assegni andati a vuoto (si si, esatto, le stesse cose che riportammo pochi giorni dopo l’evento dei “russi der tufello” e a causa delle quali fummo accusati di voler mettere in cattiva luce persone ed associazioni, senza prove).

Le verifiche sono state diverse, ad esempio Alex Dandi mi ha personalmente informato che l’atleta da lui rappresentato, Liviu Butuc, deve percepire per intero la sua borsa; stessa cosa la presentatrice dell’evento, e stessa cosa viene lamentata da Freddie Campbell, l’hotel lamenta 1050 euro di saldo da incassare, il medico stesso risulta non pagato…insomma, L’UNICA COSA DI GLOBALE A CUI ABBIAMO ASSISTITO E’ STATA LA COLOSSALE PRESA IN GIRO.

Naturalmente ci auguriamo che a questi signori non venga più in mente di ripresentare un evento sebbene in Italia il rischio di ritrovarceli nuovamente fra i piedi sia elevato (non dimentichiamo che a meno di un anno da un mondiale farsa in terra casertana, uno dei protagonisti dell’indegno show sia stato reclutato come rappresentante regionale per la Campania da un’associazione di sport da contatto e che venga difeso a spada tratta quasi che i lestofanti siano altri), cosi come speriamo e ci auguriamo che veramente la si smetta di negare certe evidenze pur di proteggere eventuali interessi di parte (oltretutto ricordiamo sempre che di certo non ballano cifre importanti) danneggiando poi invece gli atleti ed il movimento tutto.

A nostro avviso sarebbe l’ora che ci fossero competenze e responsabilità certe e ben definite, patrocinare un evento dal punto di vista sportivo non significa esserne garanti anche di tutto il resto, cosi come avere delle competenze tecniche, rivestire ruoli dirigenziali e praticare la disciplina non genera anche conoscenze in ambito ragionieristico e bancario; è sufficiente saperlo e riconoscerlo, senza sentirsi offesi se lo si fa notare, cosi come ha fatto SPIRITO GUERRIERO.

I motivi dietro il continuo rinvio di Joshua vs. Wilder

Anthony “AJ” Joshua vs. Deontay “The Bronze Bomber” Wilder è l’incontro che il mondo del pugilato sta aspettando con grande trepidazione. Entrambi pesi massimi vincenti, ma con modi opposti sia di stare sul ring che di comportarsi al di fuori del quadrato.

Joshua, 28enne, inglese, oro alle Olimpiadi di Londra del 2012, è campione di quattro sigle mondiali: IBF, WBA, IBO, WBO. Wilder, 32 enne, americano, bronzo olimpico nel 2008 a Pechino, ha conquistato tre anni fa la cintura WBC. Dunque, nel caso in cui si riuscisse davvero ad organizzare un match tra i due, il vincitore unificherebbe tutti i titoli disponibili: l’ultimo a riuscire in questa impresa è stato Lennox Lewis nel 2000. Ma quali sono i motivi per cui si sta rivelando così complesso vederli sullo stesso ring?

Gli interessi economici in gioco. Dalla vendita dei pay-per-view e dei biglietti per vedere l’evento dal vivo ai diritti televisivi all’estero, fino alle entrate garantite da sponsor e merchandising: il giro di affari è notevole e genera grosse cifre. Si tratta di un mercato che ultimamente ha assicurato ad alcuni atleti guadagni monstre: basti pensare ai 100 milioni di dollari incassati da Conor McGregor lo scorso agosto, peraltro al suo debutto nella boxe.

Perciò, in questo contesto, le parti in contrattazione cercano di strappare le condizioni più vantaggiose, spesso esasperando le richieste economiche. Ad aprile, il promoter di Joshua ha offerto 12.5 milioni di dollari a Wilder per l’incontro, cinque volte il valore della borsa massima ottenuta dall’americano nel corso della sua carriera. In risposta, il team di “The Bronze Bomber” ha definito la proposta “una cazzata”.

Joshua non ha bisogno di Wilder. “AJ”, nei suoi ultimi tre match, tutti disputati nel Regno Unito, ha venduto 250.000 biglietti. Ciò testimonia che, qualunque sia l’avversario, il suo pubblico lo seguirà sempre con interesse. Lo stesso promoter di Wilder ha riconosciuto che “in Inghilterra, Joshua è una rock star di altissimo livello. Ha dimostrato che non ha bisogno di una co-star per riempire uno stadio”.

“The Bronze Bomber”, invece, è relativamente sconosciuto persino in America, dove, quando ha combattuto, non ha incassato il sold out e soprattutto non è mai apparso in un incontro offerto in PPV. Tuttavia, il suo ultimo KO ai danni di Luis Ortiz ha registrato un picco di audience da 1.2 milioni di telespettatori.

Insomma, Joshua può fare a meno di questo incontro, che invece conviene al suo avversario.

Dove e quando. L’intenzione sarebbe quella di organizzare la riunione a Londra, al Wembley Stadium, che può ospitare 90.000 spettatori, e far sì che si svolga all’aperto, per rendere ancora più suggestiva (e mediaticamente appetibile) la cornice del match. Il problema è che le stagioni inglesi offrono, da un punto di vista climatico, una finestra di tempo ridotta per organizzare eventi di questo tipo.

Inoltre, qualora il confronto si svolgesse in Inghilterra, ci sarebbero diverse difficoltà negli Usa riguardo il fuso orario. E’ stimato che, se ad esempio l’incontro iniziasse alle 23 a Londra, a New York lo vedrebbero alle 17, e ciò comporterebbe una riduzione del 40% degli acquisti PPV. Lo stesso vale se il match si svolgesse negli Stati Uniti, con una discriminante: Joshua ha comportato la vendita di 300-400.000 pay-per-view nel Regno Unito per i suoi combattimenti, mentre nel mercato televisivo americano sarebbe un esordiente, come d’altronde Wilder.

Infine, il promoter di “AJ” ha fatto sapere che, se non si troverà un’intesa a breve, le trattative slitteranno, dato che Joshua sarà chiamato a difendere i suoi diversi titoli.

Nella storia della boxe diversi incontri, desiderati da pugili e pubblico, sono stati oggetto di lunghe trattative prima di vedere finalmente la luce. Altre volte, invece, non si sono mai svolti. Alcuni esperti concordano nel dire che Joshua vs. Wilder alla fine verrà organizzato, in virtù degli ingenti interessi in gioco. Addirittura, c’è chi parla della possibilità che i due atleti si impegnino in una trilogia sul modello Ali-Frazier. Sicuramente, un match del genere attirerebbe un’ampia partecipazione di pubblico, che renderebbe l’evento mainstream, garantendo incassi notevoli e generando un’audience che manca da tempo al pugilato mondiale.

Contenuto ispirato all’articolo “Devil in the details” di Wallace Matthews, pubblicato dalla rivista The Ring nel numero di luglio 2018.

Credit foto: Sky Sports

Chi è Maarten Wouters, avversario di Angelo Rubino

Tra poco più di ventiquattro ore, il nostro connazionale Angelo Rubino affronterà il belga Maarten Wouters nell’evento Cage Warriors 94, che si terrà proprio in Belgio.

Wouters, classe 1989, registra un record di 10 vittorie e 5 sconfitte. Nel 2016 ha vinto la cintura dei pesi welter della promotion Strength & Honour Championship, organizzazione del suo paese.

Ha ottenuto ben 7 successi per Ko/TKo; si tratta, dunque, di un fighter che vanta uno striking piuttosto pericoloso. Viceversa, il suo punto debole sembrano essere le sottomissioni: 3 sconfitte su 5 sono arrivate via submission. Ha perso l’ultimo incontro, ma ha vinto i precedenti tre.

Anche Rubino (7-3-1 NC) si è affermato 5 volte per Ko/TKo. Potremmo dunque assistere ad una battaglia in piedi.

Per entrambi i fighters si tratta dell’esordio in Cage Warriors.

Il match si disputerà nella categoria dei pesi welter (Wouters ha combattuto anche da medio) e sarà l’ultimo della preliminary card.

Sarà visibile sulla pagina Facebook della promotion britannica.

 

Le prime dichiarazioni di Pedersoli Jr dopo la vittoria in UFC

Carlo Pedersoli Jr si è concesso ai microfoni dei giornalisti presenti all’evento di Liverpool dopo il successo ottenuto contro Brad Scott (https://spiritoguerriero.wordpress.com/2018/05/27/pedersoli-jr-vince-contro-brad-scott-ad-ufc-liverpool/). Ecco le dichiarazioni di “Semento”:

Riguardo la decisione dei giudici. “Ero sicuro al 100% della vittoria. Non so perchè sia arrivata per split decision, non sono molto d’accordo, devo rivedere il match. Penso che il knockdown del primo round abbia influito sul verdetto, ma il colpo non è stato duro, ed io ero sbilanciato in quel momento. Credo di aver vinto tutti e tre i round, guarderò i video dell’incontro”.

Sulla short notice. “Ho saputo di questo match poco tempo fa, è stato veramente difficile prepararmi. Quando i miei coach me lo hanno detto, in una mano avevo una birra, nell’altra del sushi; beh, li ho buttati entrambi, e sono venuto qua per combattere in UFC”.

Il knockdown. “Sì, nel primo round sono finito knockdown, ma non ho sentito molto quel colpo. Certo, mi ha colpito nel punto giusto, ma mi sono alzato subito, mi sono rimesso in piedi velocemente, sulle mie gambe”.

L’avversario. “Non ho avvertito la pesantezza delle sue mani come avevo immaginato, ma era veramente lungo, quindi ho fatto il mio gioco per tenerlo a distanza, ma è stato difficile. Ho cambiato qualcosa nel corso del combattimento, mi aiutato molto il gameplan perfetto che ho preparato con il mio coach Lorenzo (Borgomeo, ndr)”.

Sul futuro. “Adesso mi prenderò un mese di pausa, poi sarò pronto per combattere di nuovo. Non so chi mi piacerebbe affrontare, ci sono davvero tanti fighter nella mia divisione con cui mi piacerebbe combattere, ma non è quello di cui mi devo occupare io, affronterò chiunque mi metterà davanti la UFC, d’accordo con il mio manager. E’ solo il mio primo match in questa promotion, sono appena arrivato, non mi piace l’idea di iniziare a dire con chi voglio combattere. Prima devo vincere altri incontri, poi forse potrò parlare“.

Il prossimo italiano in UFC. “Riguardo la situazione delle Mma italiane, credo che ci sia un altro fighter pronto per il salto in questa promotion: Mauro Cerilli, il miglior peso massimo del nostro paese e in Europa, non so perchè la UFC non l’abbia ancora chiamato. Per me, lui è il prossimo“.